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... Alla fine di gennaio si indicevano le Ferie sementine
durante le quali si procedeva alla lustrazione dei campi e dei villaggi,
e si offriva a Cerere e a Terra una pozione di latte e mosto cotto,
detta burranica, sacrificando loro una scrofa gravida
accompagnata dalla usuale offerta di farro, mentre le giovenche,
adoperate nei campi, venivano inghirlandate di fiori
e lasciate in riposo. «State alla pingue greppia cinta di serti, o
giovenche», cantava Ovidio nei Fasti: «per voi verrà il lavoro con la
dolce stagione. L'aratore sospenda al palo l'aratro dimesso: la terra
quand'è fredda teme ogni solco... Faccia festa il villaggio; purgate le
ville, o coloni; ponete ogni anno i doni sopra rustici altari. Le madri
delle biade si plachino, Cerere e Terra, col sangue di una scrofa
pregna, e con il farro
loro. Hanno Cerere e Terra comune ufficio: che quella fa germinare i
semi, questa li chiude in seno.»
Nel calendario odierno ritroviamo in questo periodo molte feste e
cerimonie che sotto il velo di un santo hanno una funzione lustrale e
fecondante. La più importante, perché ingloba tutte queste funzioni
rivelando i legami sotterranei con varie tradizioni precristiane, è
quella di Sant'Antonio abate che cade il 17 gennaio.
Il patriarca del monachesimo non è una figura leggendaria: è realmente
vissuto in Egitto tra il 250 e il 356, e ci è pervenuta anche una sua
lettera autentica indirizzata all'abate Teodoro e ai suoi monaci. Una
testimonianza degna di fede sulla sua vita e sul suo insegnamento è
contenuta nella Vita scritta nel 357 secondo alcuni, nel 365-373 secondo
altri, da sant'Atanasio di Alessandria che era stato suo discepolo in
gioventù. Questa Vita di sant'Antonio, la cui autenticità è ormai
indiscussa, ha fissato gli aspetti e i caratteri più frequenti della
letteratura agiografica monastica, esercitando una grande influenza
soprattutto in Occidente: sant'Agostino nelle Confessioni narra come la
sua figura, a trent'anni dalla morte, suscitasse vocazioni
irresistibili. L'opera diffuse largamente la conoscenza della vita
monastica e ispirò un'abbondante letteratura in cui il ruolo dei demoni
tentatori e tormentatori è alquanto esagerato, com'è accentuata la
tendenza al meraviglioso. Persino uno scrittore controllato come Gustavo
Flaubert cedette al fascino delle leggende sull'eremita e i suoi
«persecutori» ...
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