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Sant'Antonio Abate 2007

... Alla fine di gennaio si indicevano le Ferie sementine durante le quali si procedeva alla lustrazione dei campi e dei villaggi, e si offriva a Cerere e a Terra una pozione di latte e mosto cotto, detta burranica, sacrificando loro una scrofa gravida accompagnata dalla usuale offerta di farro, mentre le giovenche, adoperate nei campi, venivano inghirlandate di fiori
e lasciate in riposo. «State alla pingue greppia cinta di serti, o giovenche», cantava Ovidio nei Fasti: «per voi verrà il lavoro con la dolce stagione. L'aratore sospenda al palo l'aratro dimesso: la terra quand'è fredda teme ogni solco... Faccia festa il villaggio; purgate le ville, o coloni; ponete ogni anno i doni sopra rustici altari. Le madri delle biade si plachino, Cerere e Terra, col sangue di una scrofa pregna, e con il farro
loro. Hanno Cerere e Terra comune ufficio: che quella fa germinare i semi, questa li chiude in seno.»
Nel calendario odierno ritroviamo in questo periodo molte feste e cerimonie che sotto il velo di un santo hanno una funzione lustrale e fecondante. La più importante, perché ingloba tutte queste funzioni rivelando i legami sotterranei con varie tradizioni precristiane, è quella di Sant'Antonio abate che cade il 17 gennaio.
Il patriarca del monachesimo non è una figura leggendaria: è realmente vissuto in Egitto tra il 250 e il 356, e ci è pervenuta anche una sua lettera autentica indirizzata all'abate Teodoro e ai suoi monaci. Una testimonianza degna di fede sulla sua vita e sul suo insegnamento è contenuta nella Vita scritta nel 357 secondo alcuni, nel 365-373 secondo altri, da sant'Atanasio di Alessandria che era stato suo discepolo in
gioventù. Questa Vita di sant'Antonio, la cui autenticità è ormai indiscussa, ha fissato gli aspetti e i caratteri più frequenti della letteratura agiografica monastica, esercitando una grande influenza soprattutto in Occidente: sant'Agostino nelle Confessioni narra come la sua figura, a trent'anni dalla morte, suscitasse vocazioni irresistibili. L'opera diffuse largamente la conoscenza della vita monastica e ispirò un'abbondante letteratura in cui il ruolo dei demoni tentatori e tormentatori è alquanto esagerato, com'è accentuata la tendenza al meraviglioso. Persino uno scrittore controllato come Gustavo Flaubert cedette al fascino delle leggende sull'eremita e i suoi «persecutori» ...

 

 

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