Fin dai tempi più remoti la devozione, la festa e le processioni in onore dei Santi protettori di Villavallelonga hanno avuto quel carattere di sacralità e ritualità che attraverso la mediazione fra eventi temporali/materiali ed
eventi religiosi hanno determinato il bisogno del popolo di affermare la propria individualità sociale e soprattutto un continuo richiamo alle proprie origini ed alle radici della comunità.
" ogni singola tradizione rinvia alla storia specifica di quella società, ad una leggenda o a una vicenda storica, ma tutte insieme svolgono funzioni culturali analoghe,
testimoniando esigenze fondamentali degli esseri umani.
Le processioni con il simulacro divino o con la statua del santo patrono, che nel giorno della festa percorrono il paese, intridono di sacralità lo spazio; è come
se stendessero una griglia di protezione simbolica contro le potenze del negativo che incombono sulla vita della comunità. Il volo dell'angelo, le pratiche devozionali, la fatica ritualmente dispiegata, le preghiere, le specifiche
modalità di penitenza (e aggiungiamo noi le ferree regole di ordine nella processione, la processione di San Leucio che percorre non le strade del paese ma i luoghi del
lavoro e delle fiere di bestiame) articolano il bisogno di entrare in contatto con il divino, l'Onnipotente. E' così che l'umana finitudine, le privazioni,
l'emarginazione sociale, l'assenza di prospettive trovano risoluzione e riscatto nell'orizzonte della Potenza illimitata del Divino. Il linguaggio supplice consente una mediazione che risolve la sofferenza umana in un orizzonte che
legittima la precarietà, esistenziale e sociale, conferendole senso e assicurando un risarcimento.
Anche le azioni profane che ritmano le ore festive sono attratte in questa dimensione di sacralità. I giuochi di piazza e le aste dei doni votivi, che risolvono,
ponendole sul piano del rito, le competizioni individuali; il cibo, spesso prescritto per la ricorrenza ; i fuochi d'artificio che con il rumore
allontanano gli spiriti maligni: tutte forme di una ritualità che, nella sua ripetizione, protegge dall'erosione del tempo e dalla sua imprevedibilità, e concorre a mediare un contatto con il Divino, così da rifondare la vita della
comunità e garantirle un futuro non più minaccioso.
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Nelle loro molteplici forme, le feste religiose popolari delineano una gigantesca strategia della speranza, plasmata in secoli di elaborazione culturale: la
speranza di poter affermare, contro la precarietà della condizione umana, le ineludibili esigenze della vita.
I
cibi votivi:
a Villavallelonga, nella celebrazione di San Leucio del giorno 11 Gennaio (data ufficiale della festività nel calendario ecclesiastico) viene ancora preparato un piatto particolare
legato a vari racconti di miracoli o voti fatti a San Leucio per l'ottenimento di grazie e favori.
Si tratta de' " I frascaréglie " : una pasta costituita da farina, uova ed acqua impastate e lavorate in modo da ottenere dei granuli induriti con l'asciugatura e poi cotta lentamente e
girata a mò di polenta in acqua salata in grandi cottore e condita sul piatto di portata con abbondante sugo di carne di pecora e formaggio pecorino.
E' il cibo che nei secoli scorsi, per grazia ricevuta, alcuni nostri avi hanno promesso a San Leucio e che hanno dato in eredità ai loro figli e di seguito, di padre in figlio, è arrivato fino ai nostri
giorni.
E' una tradizione la cui particolarità è quella che il cibo venga distribuito alle famiglie del vicinato o a interi quartieri del paese.
Chi scrive proprio in questo anno 2006 ha avuto in eredità da sua madre l'onere di preparare i frascarèglie nella festa di San Leucio e, come compenso, ha ricevuto in dono, al di fuori della divisione dei
beni tra i fratelli, il treppiede, la cottora ed un terreno in più; per questo motivo dovrà continuare il voto fatto da lontani suoi avi a San Leucio e dovrà tramandarlo a un suo figlio.
Il tutto perché tanto tempo fà alcuni
antenati della nostra famiglia avevano
ricevuto una grazia dal Santo.
Altre famiglie a Villavallelonga preparano i
frascaréglie oppure delle ciambelle con uova
e farina (le sciambèlle i Sante Leucie)
o delle pagnottelle di pane in onore
di San Leucio, sempre per grazia ricevuta.
Un voto
particolare:
Oggi nel quartiere delle casette asismiche vengono distribuiti a tutti gli abitanti i frascaréglie che all'incirca nel 1600/1700 una donna promise a San Leucio in
cambio dell'ottenimento di una grazia invocata per liberare le sue figliole prese da un male oscuro e sconosciuto:
riportiamo una breve trascrizione del racconto fatto dalla madre degli attuali
eredi che distribuiscono i frascaréglie alle casette:
... un giorno, era d'estate, forse trecento
anni fa, le figliole di una mia antica
parente, erano andate, come tutti in quel
tempo, a fare la legna nei boschi di Villa.
Erano andate con l'asino e i muli, e nel
pomeriggio erano sulla strada del ritorno.
Ma a un certo punto cominciarono ad avere
tanto caldo e a sparlare dicendo cose che
mai avevano detto prima; arrivate al paese
cominciarono anche a togliersi gli abiti,
sembravano indemoniate e volevano
parlare con tutti gli uomini; i genitori, che abitavano alla Villa Vecchia, avvertiti da altri cittadini le cercarono immediatamente e a fatica riuscirono a riportarle a casa e le fecero mettere a
dormire sperando che tutto sarebbe finito.
Il giorno seguente, però, le ragazze, svegliatesi, continuavano ancora e di più
ad avere gli stessi comportamenti, tanto che
tutti ormai pensavano che la cosa fosse
opera del demonio; i genitori erano
disperati e continuando il fenomeno anche
nel terzo giorno (peraltro in quel tempo non
esistevano medici in paese) la madre
inginocchiatasi in mezzo alla strada
implorando e pregando si rivolse al Santo
protettore di Villavallelonga:
"San Leucio mio! liberaci da questo male che
ha colpito le nostre figliole e noi, i
nostri figli. i figli dei nostri figli e
tutte le generazioni offriremo in tuo onore
i frascaréglie
a tutta la Villa!"
In effetti dopo un pò le ragazze
cominciarono a calmarsi e, poco a poco,
ridiventarono belle e brave come prima. San
Leucio aveva fatto la grazia. Da quell'anno
i frascaréglie
furono distribuiti a tutta la gente; prima
nel vecchio abitato della Villa poi, dopo il
terremoto della Marsica del 1915 che
distrusse molte abitazioni, nel nuovo
quartiere delle Casette Asismiche dove gli
eredi della famiglia si erano trasferiti.
Ancora oggi per chi voglia in onore di San
Leucio mangiare
i frascaréglie,
verso l'ora di pranzo del giorno 11 Gennaio
(ricorrenza ufficiale di San Leucio) può
andare con un recipiente alla porta della
loro casa e ricevere un cibo buonissimo e
inconsueto.
(vorremmo aggiungere alcune
nostre considerazioni che certamente non
sminuiscono il valore della devozione del
popolo di Villavallelonga a San Leucio, anzi
possono far capire come la cultura di un
popolo intrisa di una profonda religiosità
sia determinata da un insieme di fenomeni
relativi alla specificità del territorio in
cui vive e alla sua storia.
Probabilmente le ragazze
avevano assaggiato per curiosità qualche
bacca di belladonna (Atropa belladonna)
abbondante, nel mese di agosto, nei boschi
di Villavallelonga; di sapore gradevole, ma
estremamente velenosa perchè contiene oltre
all'atropina, alcune sostanze
alcaloidi che una volta in circolazione nel
sangue determinano un forte innalzamento
della temperatura corporea, effetti di
disinibizione e disturbi comportamenti; in
genere la durata dell'avvelenamento è di due
o tre giorni.
La figura del Santo comunque
rimane l'ultimo anello di salvezza di fronte
ai fatti negativi della vita e
costituisce la strada per il collegamento
con il trascendentale, con il divino. Non è
importante il Miracolo scientificamente
dimostrato; quel che conta probabilmente è
la speranza di aiuto che il fedele potrà
sempre avere, anche per altri tipi di aiuto
per le attività della vita normale; nel caso
di San Leucio la protezione del lavoro e la
possibile invocazione al Santo per avere la
pioggia in periodi di siccità. Più di
qualche vecchio del paese ancora ricorda che
in anni particolarmente siccitosi veniva
cacciate Sante Leucie, espressione
dialettale per dire che veniva portata in
processione la statua del Santo ( in via
eccezionale e al di fuori delle processioni
nei giorni di venerazione); del resto San
Leucio venerato in Puglia, regione
particolarmente arida, non poteva che essere
il Santo della Pioggia).