Feste patronali dei    Santi Leucio Rocco e Nicola

       VILLAVALLELONGA 1-2-3-4 Settembre 2007

Home feste

Comitato 2007

San Leucio

San Rocco

San Nicola

Ricordi

Comitato festeggiamenti 2007

in questa sezione vogliamo raccogliere fotografie significative, racconti, storie tramandate verbalmente e ricordi personali delle feste.

Per contatti e invio foto email: lippa_sisto@yahoo.it

la storia di San Leucio

la storia di San Rocco

la storia di San Nicola di Bari

La tradizione di SAN LEUCIO a Villavallelonga

 

Archivio

Immagini della festa

 

I Nomadi 1979

 

Lando Fiorini 1979

 

1 Marcialonga del Cerbiatto 1979

 

 

 

 

 

 

 

 il testo in corsivo relativo alla prima parte è tratto da un articolo dell'etnologo Luigi Maria Lombardi Satriani pubblicato su National Geographic - Novembre 2006

 


Fin dai tempi più remoti la devozione, la festa e le processioni in onore dei Santi protettori di Villavallelonga hanno avuto quel carattere di sacralità e ritualità che attraverso la mediazione fra eventi temporali/materiali  ed eventi religiosi hanno determinato il bisogno del popolo di affermare la propria individualità sociale e soprattutto un continuo richiamo alle proprie origini ed alle radici della comunità.

" ogni singola tradizione rinvia alla storia specifica di quella società, ad una leggenda o a una vicenda storica, ma tutte insieme svolgono funzioni culturali analoghe, testimoniando esigenze fondamentali degli esseri umani.

Le processioni con il simulacro divino o con la statua del santo patrono, che nel giorno della festa percorrono il paese, intridono di sacralità lo spazio; è come se stendessero una griglia di protezione simbolica contro le potenze del negativo che incombono sulla vita della comunità. Il volo dell'angelo, le pratiche devozionali, la fatica ritualmente dispiegata, le preghiere, le specifiche modalità di penitenza  (e aggiungiamo noi le ferree regole di ordine nella processione, la processione di San Leucio che percorre non le strade del paese ma i luoghi del lavoro e delle fiere di bestiame) articolano il bisogno di entrare in contatto con il divino, l'Onnipotente. E' così che l'umana finitudine, le privazioni, l'emarginazione sociale, l'assenza di prospettive trovano risoluzione e riscatto nell'orizzonte della Potenza illimitata del Divino. Il linguaggio supplice consente una mediazione che risolve la sofferenza umana in un orizzonte che legittima la precarietà, esistenziale e sociale, conferendole senso e assicurando un risarcimento.

Anche le azioni profane che ritmano le ore festive sono attratte in questa dimensione di sacralità. I giuochi di piazza e le aste dei doni votivi, che risolvono, ponendole sul piano del rito, le competizioni individuali; il cibo, spesso prescritto per la ricorrenza ; i fuochi d'artificio che con il rumore allontanano gli spiriti maligni: tutte forme di una ritualità che, nella sua ripetizione, protegge dall'erosione del tempo e dalla sua imprevedibilità, e concorre a mediare un contatto con il Divino, così da rifondare la vita della comunità e garantirle un futuro non più minaccioso.

............

Nelle loro molteplici forme, le feste religiose popolari delineano una gigantesca strategia della speranza, plasmata in secoli di elaborazione culturale: la speranza di poter affermare, contro la precarietà della condizione umana, le ineludibili esigenze della vita.

 

I cibi votivi:

a Villavallelonga, nella celebrazione di San Leucio del giorno 11 Gennaio (data ufficiale della festività nel calendario ecclesiastico) viene ancora preparato un piatto particolare  legato a vari racconti di miracoli o voti fatti a San Leucio per l'ottenimento di grazie e favori.

Si tratta de' " I frascaréglie " : una pasta costituita da farina, uova ed acqua impastate e lavorate in modo da ottenere dei granuli induriti con l'asciugatura e poi cotta lentamente e girata a mò di polenta in acqua salata  in grandi cottore e condita sul piatto di portata con abbondante sugo di carne di pecora e formaggio pecorino.

E' il cibo che nei secoli scorsi, per grazia ricevuta, alcuni nostri avi hanno promesso a San Leucio e che hanno dato in eredità ai loro figli e di seguito, di padre in figlio, è arrivato fino ai nostri giorni.

E' una tradizione la cui particolarità è quella che il cibo venga distribuito alle famiglie del vicinato o a interi quartieri del paese.

Chi scrive proprio in questo anno 2006 ha avuto in eredità da sua madre l'onere di preparare i frascarèglie nella festa di San Leucio e, come compenso, ha ricevuto in dono, al di fuori della divisione dei beni tra i fratelli, il treppiede, la cottora ed un terreno in più; per questo motivo dovrà continuare il voto fatto da lontani suoi avi a San Leucio e dovrà tramandarlo a un suo figlio. Il tutto perché tanto tempo fà alcuni antenati della nostra famiglia avevano ricevuto una grazia dal Santo.

Altre famiglie a Villavallelonga preparano i frascaréglie oppure delle ciambelle con uova e farina (le sciambèlle i Sante Leucie) o delle pagnottelle di pane in onore di San Leucio, sempre per grazia ricevuta.

 

Un voto particolare:

Oggi nel quartiere delle casette asismiche vengono distribuiti a tutti gli abitanti i frascaréglie che all'incirca nel 1600/1700 una donna promise a San Leucio in cambio dell'ottenimento di una grazia invocata per liberare le sue figliole prese da un male oscuro e sconosciuto:

riportiamo una breve trascrizione del racconto fatto dalla madre degli attuali  eredi che distribuiscono i frascaréglie alle casette:

... un giorno, era d'estate, forse trecento anni fa, le figliole di una mia antica parente, erano andate, come tutti in quel tempo, a fare la legna nei boschi di Villa. Erano andate con l'asino e i muli, e nel pomeriggio erano sulla strada del ritorno. Ma a un certo punto cominciarono ad avere tanto caldo e a sparlare dicendo cose che mai avevano detto prima; arrivate al paese cominciarono anche a togliersi gli abiti, sembravano indemoniate  e volevano parlare con tutti gli uomini; i genitori, che abitavano alla Villa Vecchia, avvertiti da altri cittadini le cercarono immediatamente e a fatica riuscirono a riportarle a casa  e le fecero mettere a dormire sperando che tutto sarebbe finito.

Il giorno seguente, però, le ragazze, svegliatesi, continuavano ancora e di più ad avere gli stessi comportamenti, tanto che tutti ormai pensavano che la cosa fosse opera del demonio; i genitori erano disperati e continuando il fenomeno anche nel terzo giorno (peraltro in quel tempo non esistevano medici in paese) la madre inginocchiatasi in mezzo alla strada implorando e pregando si rivolse al Santo protettore di Villavallelonga:

"San Leucio mio! liberaci da questo male che ha colpito le nostre figliole e noi, i nostri figli. i figli dei nostri figli e tutte le generazioni offriremo in tuo onore i frascaréglie a tutta la Villa!"

In effetti dopo un pò le ragazze cominciarono a calmarsi e, poco a poco, ridiventarono belle e brave come prima. San Leucio aveva fatto la grazia. Da quell'anno i frascaréglie furono distribuiti a tutta la gente; prima nel vecchio abitato della Villa poi, dopo il terremoto della Marsica del 1915 che distrusse molte abitazioni, nel nuovo quartiere delle Casette Asismiche dove gli eredi della famiglia si erano trasferiti.

Ancora oggi per chi voglia in onore di San Leucio mangiare i frascaréglie, verso l'ora di pranzo del giorno 11 Gennaio (ricorrenza ufficiale di San Leucio) può andare con un recipiente alla porta della loro casa e ricevere un cibo buonissimo e inconsueto.

(vorremmo aggiungere alcune nostre considerazioni che certamente non sminuiscono il valore della devozione del popolo di Villavallelonga a San Leucio, anzi possono far capire come la cultura di un popolo intrisa di una profonda religiosità sia determinata da un insieme di fenomeni relativi alla specificità del territorio in cui vive e alla sua storia.

Probabilmente le ragazze avevano assaggiato per curiosità qualche bacca di belladonna (Atropa belladonna) abbondante, nel mese di agosto, nei boschi di Villavallelonga; di sapore gradevole, ma estremamente velenosa perchè contiene oltre all'atropina, alcune sostanze alcaloidi che una volta in circolazione nel sangue determinano un forte innalzamento della temperatura corporea, effetti di disinibizione e disturbi comportamenti; in genere la durata dell'avvelenamento è di due o tre giorni.

La figura del Santo comunque rimane l'ultimo anello di salvezza di fronte ai fatti negativi della vita e  costituisce la strada per il collegamento con il trascendentale, con il divino. Non è importante il Miracolo scientificamente dimostrato; quel che conta probabilmente è la speranza di aiuto che il fedele potrà sempre avere, anche per altri tipi di aiuto per le attività della vita normale; nel caso di San Leucio la protezione del lavoro e la possibile invocazione al Santo per avere la pioggia in periodi di siccità. Più di qualche vecchio del paese ancora ricorda che in anni particolarmente siccitosi veniva cacciate Sante Leucie, espressione dialettale per dire che veniva portata in processione la statua del Santo ( in via eccezionale e al di fuori delle processioni nei giorni di venerazione); del resto San Leucio venerato in Puglia, regione particolarmente arida, non poteva che essere il Santo della Pioggia).
 

 

Archivio

Le processioni