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Da
Historia Marsorum
libri tres una cum eorundem episcoporum catalogo, Monachum, Neapoli 1678
Autore
Phoebonius Mutius ( Febonio Muzio 1599-1663)
descrizione della Vallelonga
Lib. II, cap. I
“ valle protensa longitudine, quae ab
hortu solis hiberni initium sumens, supra se montes habet vastissimos,
qui Marsos a Volscis
dividunt supra Vallem Collis Longi (= Villavallelonga) ab Aciretta
angusto principio; sed cum descendit aequali ampliatur tractu
triangularem prope oblongam formam retinens, si a priori angulo ad basim
spectetur; quae a Transaquis (= Trasacco) ad Vallem de Candelicchia
ducitur ”.
"...valle che si estende in
longitudine, la quale traendo origine da dove in inverno sorge il sole,
ha su di sé monti assai estesi che, partendo dalla stretta gola dell'Aceretta,
dividono i Marsi dai Volsci al di sopra di Vallem Collis Longi (antico
nome di Villavallelonga); ma quando la valle discende, si allarga con
pari distanza, assumendo una forma triangolare allungata, se dall'angolo
più alto si volge lo sguardo alla base che si estende da Trasacco alla
Valle di Candelecchia."


A. Bulifon - Abruzzo Ultra (1692)

La Marsica e il lago del Fucino in
un'incisione del 1800

Le Montagne della Vallelonga in una mappa
del 1700

Carta della provincia del Regno di Napoli
ABRUZZO ULTERIORE 3
Anno 1853 |
Una storia
segreta nelle origini medioevali
di
Leucio Palozzi
Testi rivisti e parzialmente
aggiornati dall'autore; si rinvia al volume per le
illustrazioni, tabelle e documenti, note cartografiche e
bibliografiche (di quest'ultime si mantengono i riferimenti per
una prossima ristrutturazione)
Il
nucleo originario dell’abitato di Villavallelonga è stato edificato

1) miniatura dell'abitato di Villavallelonga (riportata in una
Pianta dimostrativa della Divisione dei Territori Promiscui tra
Collelongo e Villavallelonga)- anno 1810
2) foto di Villavallelonga prima del
terremoto del 1915; sulla sommità del colle è visibile il
campanile della Chiesa dei Santi Leucio e Nicola distrutta in
seguito al terremoto.
al
centro della Vallelonga, la medioevale Valle “Trans Aquas”, (al di
là delle acque del Fucino). Precisamente, sulla sommità di una
scaglia etrusca che alle falde del Monte Cerri ha formato il Colle
Quaresima.
Dal punto di altitudine più elevato (m. 1005), denominato la Villa,
che è il centro storico del paese, si può godere una magnifica
veduta di tutta la Valle, percorsa dal fossato di Rosa (già torrente Carnello), che scende dal Parco Nazionale e si immette nella piana
del Fucino.
La Valle prende il nome dalle lunghe montagne (anticamente “La
Longagna” e poi “Serra Lunga”) che la delimitano, mentre, a
fondovalle, è stata sbarrata dalle acque del Lago del Fucino, fino
al prosciugamento definitivo del 1875.
In questo isolamento plurisecolare, dato dalla chiostra dei monti e
dal lago a valle, si è svolta la storia di questo Paese d’Italia,
che ha rischiato di rimanere segreta nelle sue origini medioevali,
per aver avuto almeno due precedenti e diverse denominazioni: Rocca
di Cerro e Villa Collelongo, ed ora, appunto, Villavallelonga.
Al di là dei significati originali e reconditi che possono
attribuirsi a questi importanti cambiamenti dei nomi, la conoscenza
della loro successione cronologica è assolutamente necessaria, per
evitare che restino segrete o sconosciute le fonti che si
riferiscono alle prime due denominazioni.
Il nucleo originario dell’abitato è stato in epoca medioevale
denominato “Rocca di Cerro”, traendo la sua qualificazione da un
magnifico esemplare di Quercus Cerris che è assai rappresentato
nella flora locale (Monte Cerri).
L’esistenza della “Rocca” ancora raffigurata nello stemma del Comune
di Villavallelonga, si trova attestata nelle fonti meridionali della
storia civile e religiosa fino al XV secolo.
Sull’origine antica è solo possibile ipotizzare che dopo la caduta
dell’Impero Romano d’ Occidente (476 d.C.), al momento in cui inizia
il periodo delle invasioni barbariche, le genti della Valle sono
state costrette a rifugiarsi sulle asperità dei monti, dando vita ai
numerosi castelli della valle, che, successivamente, si sono riuniti
ed hanno costruito i propri abitati in luoghi più vicini ai campi da
coltivare, ma egualmente sicuri, difesi da torri e da cinte murarie,
soprattutto nel periodo delle incursioni dei Saraceni intorno alla
metà del X secolo.
In questo quadro di esigenze ed in questo contesto di fatti e
avvenimenti, riteniamo abbia avuto origine la nostra “Rocca”.
La prima fonte civile, che ci attesta la sua esistenza, risale al
1150, quando fu compilato il Catalogo dei Baroni, un registro della
straordinaria forza che i Normanni arruolarono per la difesa del
Regno.
Fra i castelli della “Valle dei Marsi” vengono indicati la Rocca di
Cerro che insieme a Collelongo costituiva un feudo obbligato ad
arruolare quattro soldati con armigeri e cavalli, per la difesa del
Regno.
Il numero dei soldati rappresentava un parametro di valore dei
castelli e un indicatore del loro popolamento, così possiamo sapere
che, all’inizio del secondo millennio, nella Rocca di Cerro e in
Collelongo, vivevano un centinaio di capifamiglia (allora “capifuoco”),
con una popolazione di circa 500 persone.
Nel succedersi delle dominazioni e dopo un breve interregno della
Casa Sveva, subentrano gli Angioini che nel 1273 dividono l’Abruzzo
in due Giustizierati (ultra e citra flumen Piscariae) e compilano un
elenco di terre dell’Abruzzo Ultra, tra cui ritroviamo “Rocca de
Cerro et collis longus”.
Nel 1445, con l’inizio della dominazione aragonese viene compilato
analogo elenco per la riscossione delle tasse sui Baroni e di nuovo,
per il pagamento delle collette, vengono annotate le terre di
Collelongo con la Rocca: “Collis longus cum Rocca de Arce”.
In aggiunta a queste fonti civili, anche il Febonio, nella sua
descrizione storico-geografica del territorio Marsicano, ci parla
della fortezza di Rocca di Cerro dopo Collelongo (“oppidum Arcis
Cerri post Colle longum”), in armonia con le fonti religiose.
Nel 1188, per mezzo della Bolla Pontificia di Clemente III, vengono
descritte le chiese e i confini della Diocesi dei Marsi e, dunque,
possiamo rilevare in quell’elenco le chiese di “Sancti Leuci, Sancti
Nicolai, in Rocca”, nonché, di seguito, le chiese di “Sancti Angeli,
Sanctae Mariae, in Collelungo”.
Nel 1324 ritroviamo i “Rectores et ecclesie ac clerici de Collelongo
et Rocca Cerri” che nella cattedrale di S. Benedetto dei Marsi
giurano l’effettivo valore delle decime riscosse per i beni
ecclesiastici.
Ad integrazione di questo elenco, va considerato un Privilegio del
1137 che riporta le chiese concesse al Monastero di Montecassino e
tra queste viene attestata la chiesa di “S. Bartolomei in Arce “ (Arx,
Arcis = Rocca) che è stato il titolo originario di consacrazione
della chiesa poi intitolata alla Madonna delle Grazie, così passando
dalle dipendenze del Monastero di Farfa a quelle di Montecassino.
La seconda denominazione ha avuto vigore per poco meno di trecento
anni e testimonia l’esistenza dello stesso paese nel periodo feudale
dal ‘400 al ‘700, a iniziare dal passaggio alla dominazione
aragonese.
La nuova designazione, la ritroviamo nel Privilegio dei beni
burgensatici di Collelongo e “Villa Collelongo” del 1459.
In questo nuovo periodo, le terre divengono merce di scambio tra i
vari Baroni e, in effetti, nella Contea di Celano ritroviamo la
vendita delle terre di Collelongo e Villa Collelongo a Giovanni
Piccolomini che le rivendette a Girolamo Carlucci nel 1582.
Poi andarono in successione a Bartolomea Piccolomini (moglie di
Girolamo e figlia di Giovanni, sepolta nella chiesa di Collelongo)
che, in seconde nozze, le portò in dote a Clemente Sannesio.
Si è aperta infine una complessa vicenda successoria, all’esito
della quale i feudi furono dapprima intestati a Francesco Sacrati di
Ferrara (1724) che li rivendette a Fabrizio Pignatelli (1735), la
cui famiglia li tenne fino alle sopravvenute leggi francesi che
portarono all’abolizione dei feudi intestati ai Baroni (1806).
Una conferma della denominazione intermedia di Villa Collelongo, la
ritroviamo nelle testimonianze della vita locale e nelle fonti
archivistiche minori (atti notarili, libri parrocchiali, stati delle
anime e relazioni dei vescovi della Diocesi dei Marsi).
In questi trecento anni di storia feudale con il nome intermedio di
Villa Collelongo è già possibile dare un’identità più precisa e
completa al contenuto della storia locale, che si arricchisce di
informazioni sull’organizzazione ed il patronato dei luoghi sacri,
su fatti e avvenimenti della vita civile (la requisizione del
frumento in tempi di carestia, l’insediamento dei Baroni, gli
episodi banditeschi, la propagazione della peste, l’andamento
demografico, nonché i fatti più particolari che hanno comunque
segnato la vita locale), come descritti nei paragrafi della “Storia
di Villavallelonga”.
Infine, la terza e definitiva denominazione si colloca nella prima
metà del ‘700 ed il primo documento che ne ufficializza l’origine è
il sigillo che raffigura il Patrono S. Leucio, contornato
dall’iscrizione “S. Leucius Villa Vallelonga 1747”, da cui trae
radicamento l’identità e lo sviluppo delle ultime generazioni.
La nuova denominazione sembra quasi annunciare l’affrancamento dal
periodo feudale ed il passaggio dalla Universitas medioevale, fonte
di pagamento delle varie collette, ai moderni Municipi che,
autonomamente, si prendono carico degli interessi di tutti, senza
più sottostare ad alcun vincolo baronale.
In questo più recente periodo, la storia locale si arricchisce di
argomenti e di notizie che ormai ci sono pervenute più complete e
dettagliate, come esposte nei corrispondenti paragrafi della nostra
storia (l’assegnazione delle terre ai coltivatori e ai pastori, la
scoperta delle miniere, il brigantaggio, il terremoto, la
partecipazione alle guerre, l’istituzione della riserva di Caccia
Reale, il culto millenario per S. Leucio, le usanze e le tradizioni
popolari, la vita e le opere di figure del luogo, da Don Gaetano
Tantalo a Loreto Grande).
La triplice diversificazione e successione cronologica dei nomi
dell’abitato di Villavallelonga costituisce una conoscenza
assolutamente indispensabile per quanti vogliano anche solo
conoscere la storia locale, ma soprattutto per i ricercatori della
Marsica e dell’Abruzzo, per prevenire possibili errori di
identificazione, certamente possibili anche per la coincidente
omonimìa con la Roccacerro presso Tagliacozzo.
Si deve infatti tener conto che le fonti vanno interpretate con
riferimento ai nomi che nelle diverse epoche hanno designato il
paese e che la variazione della denominazione, pur precisamente
datata da un atto formale, può rimanere sconosciuta per i
ricercatori contemporanei, a motivo del mancato reperimento della
località nelle attuali denominazioni degli abitati.
Inoltre, i nomi originari, pur datati da un atto ufficiale,
permangono ancora nell’uso delle genti che in quel tempo hanno
vissuto e dato forma alle testimonianze che ci sono pervenute.
Se non si tenesse conto di questo duplice criterio di conoscenza e
di interpretazione delle fonti, la Storia di Villavallelonga
potrebbe rimanere segreta nelle sue origini medioevali, nella sua
esistenza più antica (Rocca di Cerro) e nel suo sviluppo intermedio
(Villa Collelongo), costituendo, invece, queste origini, le radici
ineliminabili e feconde della Storia segreta del nostro Paese.
testo tratto dal libro "Storia
di Villavallelonga" - autore
Leucio Palozzi
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